Progetto
Per la ristrutturazione dello stabile è stato decisivo ed importante l’incontro tra Gianni Di Mattia ed alcuni Artisti di Ronciglione, nel corso del quale è maturata l’idea di effettuare un recupero dell’edificio in chiave pittorica ed architettonica così da portarlo a testimonianza delle Arti-Mestieri – Folclore - Storia della Città di Ronciglione, datate nel tempo in cui nasce il palazzo, nel 1680.
Il progetto decorativo prende spunto da un manoscritto, “POLYGRAPHIA RONCILIONENSIUM”,del 1609, realizzato da un poeta che si trovò a lavorare come insegnante , nella città e che descrisse “ l’arte, i mestieri, le doti i riti e i costumi” che lo avevano totalmente affascinato. L’autore fu certo Papirio Serangeli da Torre in Sabina.
(Il documento in questione è conservato in ristampa anastatica presso gli archivi del palazzo.)
Inizialmente si pensava di realizzare qualche quadro a parete che arricchisse un po’ gli ambienti, poi il coinvolgimento è stato tale da inseguire un disegno più grande e più ambizioso.
I pochi quadri sono diventati un vero e proprio progetto decorativo e d’arredamento in stile settecentesco, con l’attenzione a coniugare esigenze di capacità espositiva e di impiantistica necessariamente in chiave moderna, con la possibilità di posizionare faretti orientabili, di predisporre altoparlanti nelle sale, di video-sorveglianza, di sensori anti-intrusione di apparecchi telefonici e collegabili in rete.
I lavori sono partiti seguendo una prima fase di un sostanzioso consolidamento strutturale per la quale è stata necessaria la:
Rimozione degli intonaci, per evidenziare i cedimenti strutturali nonché porte e portali originariamente aperti e poi richiusi in epoche successive compresi camini e canne fumarie.
Rimozione dei controsoffitti realizzati in periodi più recenti per riportare alla luce le travi in legno dei saloni originari e di conseguenza monitorare il loro stato di conservazione.
Rimozione dei pavimenti e soprattutto dei massetti che in qualche caso erano costituiti da più strati di riempimenti posti sopra pavimenti originari, anche per ripristinarne la planarità, nelle fasi di ristrutturazioni avvenute nel corso degli anni. Quattro pavimenti erano presenti sopra il soffitto del salone delle “Arti e Mestieri”.
I lavori sono poi proseguiti con la seconda fase architettonica e decorativa che si è avvalsa di un lungo lavoro di ricerca, di documentazione, di storie tramandate, nell’intento di far rivivere i luoghi, con i sapori e le luci, dell’epoca in cui questo paese toccava la sua massima espressione artistico culturale, artigianale o meglio, visto il periodo, industriale.

