Rinaldo Capaldi
Rinaldo Capaldi nasce a Ronciglione il 28/05/1954. Studia con profitto all’Istituto Statale d’Arte di Civita Castellana (VT) dove consegue il diploma di Maestro d’Arte ed il diploma d’Arte Applicata.
Dopo i suoi primi lavori nel campo della ceramica e della decorazione dal 1973 produce allestimenti allegorici in carta pesta, polistirolo, plastica per eventi folcloristici, set cinematografici, e discoteche.
Di eclettica creatività, si dedica ad una serie di interventi di promozione artistica (ne è esempio la mostra “SolidArte” del 1987 organizzata dal comune di Ronciglione) e a realizzazioni artistiche permanenti quali una scultura in bronzo per la sezione dell’Arma dei Carabinieri di Sutri nel 1990, e “la Madonna del Lago di Vico” del 1995 (calcestruzzo e materiale plastico).
Negli anni ’90 stringe un florido rapporto di collaborazione con il quotato artista Madaudo (Illustratore de “l’Espresso”, “Corto Maltese” ecc…).
Negli ultimi anni la sua vena artistica è tutta dedicata alla pittura con le prime esperienze rivolte all’arte figurativa, ed i suoi successivi lavori di puro astrattismo.
Nella prima edizione (2008) della “Enciclopedia degli artisti contemporanei della Tuscia” viene inserito in posizione di rilievo.
La sua opera è intrisa di arte informale e concettuale nella quale si identifica quasi completamente:
“Esigenza di dare voce alle ansie, alle crisi di certezze della vita contemporanea”.
“Incapacità dell’ uomo di controllare attraverso la ragione i propri istinti distruttivi”.
“Ricerca di autenticità nell’irrazionale, intesa come via di uscita dalla sfiducia nei confronti della razionalità”.
“Rifiuto di rappresentare la realtà naturale”.
Nelle sue opere sono presenti tutte queste caratteristiche così come la forma e la materia che si dissolvono nell’informe.
Prendono possesso delle tele di Capaldi macchie di colore e trame di segni. Ma anche (anzi: sopratutto!) matasse di tessuto, carta macerata, legni spezzati e vetri che si infrangono e creano immagini irreali. Una lacerazioni di materiali che con provata maestria “sfrutta fino alla distruzione. Li violenta, e poi, giocandoci dolcemente li riporta in vita” (Dott. ssa Simona Gatto).
Emblema dei suoi quadri sono proprio le macchie e la materia utilizzate come elemento pittorico senza forma definita. Esse soffrendo terribilmente la costrizione bidimensionale della pittura affiorano spesso dalle tele in un modo solo apparentemente casuale ma che è invece denso di una grandiosa forza espressiva ed evocativa.
La sua arte provocatoria, sfidante, “mai ruffiana” (come ha scritto di lui l’Onorevole Mannino Giuseppe) è un’esperienza unica. Un viaggio senza fine nell’intimo di un’artista.
Parlando di Capaldi non risultano irriverenti i richiami a Dubuffet, Afro Basaldella, Fontana, Alberto Burri ed a tutte le avanguardie artistiche del ‘900.
Le colorazioni sono a volte cangianti, a volte cupe, a volte con tonalità accentuatamente sfumate che ricalcano fedelmente il suo stato d’animo sempre alla ricerca di sentieri mai battuti e di percorsi inesplorati.
A cura di: Riccardo Mattei
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sito ufficiale: http://www.rinaldocapaldi.it
















